23/05/2016 - 18 - Fenicotteri 369, Fraticelli 90, Cavaliere d'Italia 26, Volpoca 4, Moretta Tabaccata 19, Avocetta 6, Fratino 4, Tuffetto 12, Germano reale 8, Gabbiano Roeo 6,


Avifauna

Il sistema di zone umide che ancora caratterizza la Sicilia sud-orientale, dalla Foce del Simeto agli stagni del pachinese, rappresenta un classico stop-over per una porzione significativa degli uccelli acquatici in migrazione in questo settore del Mediterraneo, e, seppure in misura minore, una interessante area di svernamento e nidificazione (Iapichino & Massa 1987).

Le saline di Priolo, con 240 specie osservate, l’80% delle quali interamente o parzialmente migratorie, offrono un significativo contributo al mantenimento delle comunità ornitiche legate agli ambienti costieri salmastri.

In particolare  le Saline di Priolo sono strettamente collegate alle vicine Saline di Augusta  con le quali sono regolari e quotidiani gli spostamenti di molti uccelli acquatici.

Nelle Saline di Priolo e Penisola Magnisi sono state osservate più della metà delle specie ornitiche della Sicilia e circa il 40% di tutte quelle osservate ad oggi in Italia. Il dato è notevole se paragonato alla limitata estensione dell’area ed alla singolare localizzazione nel cuore dell’area industriale.

La zona umida appare  vitale per migliaia e migliaia di uccelli migratori che ogni anno transitano lungo le coste della Sicilia orientale.
L’adiacente Penisola Magnisi, dall’aspetto steppico, si presenta come naturale estensione e completamento della riserva, formando con questa un’area continua idonea all’avifauna nidificante e in transito.

Il numero di specie presenti e la quantità di individui è estremamente fluttuante, legato, come in tutte le zone umide costiere siciliane, non solo ai movimenti migratori, ma anche ai livelli idrici condizionati dalla piovosità, dalla evaporazione o da interventi antropici.

Una elevata piovosità invernale può rendere la salina poco idonea alla sosta dei migratori primaverili, ma favorire la nidificazione di alcuni Caradriformi e la sosta di molti migratori autunnali, al contrario un inverno poco piovoso favorisce una maggiore varietà di specie svernanti, ma rischia di vanificare, con una  precoce e totale secca estiva, lo sforzo riproduttivo di molte specie e rendere praticamente impossibile la sosta autunnale dei migratori.

La migrazione tardo estiva-autunnale è generalmente il  momento che maggiormente caratterizza la saline di Priolo come area di sosta per i migratori acquatici: sono regolari concentrazioni complessive di alcune migliaia di limicoli  tra Gambecchi Calidris minuta (fino a 1000 ind. insieme), Piovanelli Calidris ferruginea (fino a 250 ind.) Piovanelli pancianera Calidris alpina (fino a 300+ ind.), Corrieri grossi Charadrius hiaticula (fino a 50 ind.), Pettegole Tringa totanus (fino a 200 ind.), Piro piro boscherecci Tringa glareola (fino a 500 ind.), Fratini Charadrius alexandrinus (fino a 150+ ind.), ma anche specie  meno comuni come l’Avocetta Recurvirostra avosetta  e la Beccaccia di mare Haemantopus ostralegus  spesso sono presenti in stormi di decine di ind. con maggiore frequenza che in altre zone umide siciliane.

Nella tarda estate la salina è anche un importante luogo di riposo per molti stormi di ardeidi, Aironi cenerini Ardea cinera, Garzette Egretta garzetta, Aironi rossi Ardea purpurea, in migrazione lungo la costa orientale siciliana con  concentrazioni giornaliere di diverse centinaia di individui, fino a 280 Aironi cenerini e 500 Garzette.

In evidente incremento negli anni più recenti la presenza di Fenicotteri Phoenicopterus ruber, ma con la irregolarità numerica che caratterizza questa specie tipicamente erratica. Tra i laridi è notevole la sosta autunnale in quantità rilevante di Sterne maggiori Sterna caspia  e Gabbiani rosei Larus genei.

La presenza invernale di anatidi è un fenomeno recente legato, come ovvio, al divieto di attività venatoria conseguente la istituzione della Riserva Naturale.

Il numero di anatre svernanti oscilla tra i 200 e i 500 ind. di 10 specie diverse, un valore rapportabile alla ridotta estensione della zona umida, ma comunque interessante in quanto include appunto un buon numero di specie, alcune poco comuni in Sicilia come la Moretta tabaccata Aythya nyroca, la Volpoca Tadorna tadorna, occasionalmente il Cigno reale Cygnus olor.  Le più numerose, come in  altre aree umide siciliane, sono Alzavola Anas crecca, Mestolone Anas clypeata,  Fischione Anas penelope e, in inverni con livello idrico elevato, Moriglione Aythya ferina.  Il numero massimo di Folaghe  Fulica atra svernanti è stato di circa 1200 ind.

Un buon numero di Svassi piccoli Podiceps nigricollis ( fino a 50+) sverna regolarmente tra la Salina ed il mare antistante. Il numero di limicoli svernanti è di norma trascurabile, ma in inverni poco piovosi possono essere presenti gruppetti di Gambecchi, Piovanelli pancianera, Pettegole e Fratini. Interessante, nella Penisola di Magnisi, la regolare presenza invernale del Piviere dorato Pluvialis apricaria anche in gruppi di alcune centinaia di individui e di alcuni Chiurli maggiori Numenius arquata.

La migrazione primaverile è attualmente poco rilevante per il livello idrico generalmente troppo elevato, mentre fino ai primi anni ’70, quando ancora esistevano le vasche salanti, il passaggio dei piccoli Caradriformi era altrettanto cospicuo che in autunno.

L’interesse della riserva come area di nidificazione è evidenziato da alcune interessanti riproduzioni di anatidi  tra cui la Moretta tabaccata e caradriformi e dovrebbe incrementarsi con i più recenti interventi di gestione naturalistica.

 

Fauna Invertebrata

La comprensione degli ecosistemi e la gestione politica di un territorio non possono prescindere dallo studio della fauna.

E' luogo comune associare il concetto di fauna a quello di animali Vertebrati, in quanto su di essi si concentra la maggior parte degli studi e delle osservazioni.
In realtà, il 95% delle specie animali fin ora conosciute è rappresentato dagli Invertebrati.
Essi rivestono un compito importantissimo nelle catene alimentari, diventando presupposto per la sopravvivenza di molti Vertebrati.

Inoltre, contrariamente ai Vertebrati che, a causa delle trasformazioni umane sul territorio, hanno subito imponenti cambiamenti, gli Invertebrati sono sopravvissuti agli interventi umani mantenendo le loro caratteristiche più o meno inalterate. Perciò, il loro studio fornisce informazioni più accurate sulla storia di un determinato territorio e sul suo possibile recupero.

Dall'istituzione della riserva, la LIPU, come Ente Gestore, ha promosso una serie di progetti e ricerche, per valorizzare e conoscere meglio sia la fauna che il territorio. Tra queste ricerche ricordiamo quelle condotte sulle concentrazioni di vari ordini di insetti come Isopodi, Coleotteri, Aracnidi, ed Imenotteri.

Questi e altri studi hanno contribuito ad arricchire le nostre conoscenze sul fantastico e ricchissimo mondo degli Invertebrati, aiutandoci a comprendere le caratteristiche del territorio in cui vivono, al fine di potere realizzare una sua migliore gestione.

 

Fauna Vertebrata

Sulla base delle diverse osservazioni condotte nelle Saline di Priolo è stata rilevata la presenza di varie specie animali appartenenti a diverse categorie sistematiche.

Sono stati osservati Anfibi come il Discoglosso dipinto (Discoglossus pictus) e la Rana verde (Rana esculenta), specie tipiche degli ambienti acquitrinosi che si nutrono di insetti e di altri invertebrati. Il Discoglosso dipinto riveste un notevole interesse biogeografico in quanto è distribuito soltanto in Sicilia, a Malta e nell'Africa magrebina.

Ai Rettili, che sono i primi animali vertebrati che hanno stabilmente colonizzato le terre emerse, staccandosi definitivamente dall'acqua sotto il profilo riproduttivo, appartengono due specie endemiche della fauna siciliana: Emys trinacris (Tartaruga palustre siciliana) e Podarcis wagleriana (Lucertola siciliana). La Tartaruga palustre siciliana è una nuova specie che è stata individuata nel 2004 e presenta un carapace scuro, quasi nero, con disegni radiali costituiti da puntini o righe gialle, mentre il piastrone è nettamente giallo. Tutte le estremità dell'animale sono puntellate in modo irregolare di giallo, mentre la gola è gialla macchiata di scuro.

L'altra specie endemica, Podarcis wagleriana (Lucertola siciliana), assente nella Sicilia nord-orientale, spesso convive con la più comune Lucertola campestre (Podarcis sicula). Queste due specie riducono la competizione colonizzando ambienti diversi: la prima predilige gli ambienti prativi, mentre la seconda quelli rocciosi. Altro Lacertide molto diffuso è il Ramarro (Lacerta viridis) dal caratteristico colore verde brillante, con macchie nerastre irregolarmente sparse. Durante gli amori il maschio presenta due zone azzurre in corrispondenza della gola. Questa specie è molto diffusa nella Riserva, in particolare a partire dalla tarda primavera fino a tutta l'estate.

Tra i Gecconidi è molto diffuso il Geco comune (Tarentola mauritanica) che ama gli ambienti aridi lungo la costa, come i muretti a secco, le cataste di legna o le abitazioni. Tra i Colubridi sono stati segnalati il Biacco (Coluber viridiflavus), che vive negli ambienti xerici e di macchia, il Colubro leopardiano (Elaphe situla), dalla caratteristica colorazione, e la Biscia dal collare (Natrix natrix), ampiamente diffusa in Sicilia.

Tra i Rettili si annovera anche il Gongilo (Chalcides ocellatus) dal corpo tozzo e lucente che presenta zampe robuste e ridotte, una colorazione nocciola con macchie scure punteggiate di bianco.

In merito ai Mammiferi presenti nella Riserva si annoverano specie appartenenti a diverse famiglie, dai piccoli Soricidi ai più grandi Canidi, come le volpi.

Tra cespugli, ammassi di rami, foglie e pietre vive il Mustiolo (Suncus etruscus), un piccolo topolino lungo 3-5cm, con la testa appuntita.

Comuni sono anche il Topolino delle case (Mus musculus) e il Topolino selvatico (Apodemus sylvaticus). Altre due specie di Roditori sono il Surmolotto (Rattus norvegicus), di maggiori dimensioni (8-30cm) e il Ratto nero (Rattus rattus), un po' più piccolo. Quest'ultimo ha un pelliccia grigio-scuro con orecchie più grandi del Surmolotto, nude e color carne ed è prevalentemente vegetariano, mentre il Surmolotto è onnivoro.

Specie protetta dalla Convenzione di Berna del 1986 è la Crocidura minore (Crocidura suaveolens), trovata spesso nei trappolaggi a caduta per gli studi entomologici. È un piccolo toporagno, lungo 5-8cm, appartenente alla famiglia dei Soricidi che vive nelle regioni mediterranee.

Altro Mammifero segnalato all'interno dell'area protetta è il Riccio (Erinaceus europaeus). Tutelato dalla Convenzione di Berna, ha il corpo ricoperto di aculei che lo proteggono dai predatori. Seppur non facile da osservare, comune è anche la Donnola (Mustela nivalis), dal corpo snello di colore fulvo sul dorso e bianco sul ventre, con le zampe corte.

Ampiamente diffuso è il Coniglio (Oryctolagus cuniculus). Gregario, vive in tane sotterranee che costituiscono un sistema di gallerie.

Poco presente all'inizio della gestione della Riserva da parte della LIPU, la Volpe (Vulpes vulpes) è oggi sempre più abbondante. Lo testimoniano gli incontri sempre più frequenti e la presenza delle fatte lungo i sentieri della Riserva stessa.

In riferimento alla chirotterofauna è stata segnalata la presenza del Rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum). Questo pipistrello caccia gli insetti che si concentrano in particolare in prossimità delle lampade per l'illuminazione. Questa specie è importante anche dal punto di vista protezionistico in quanto il Rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è stato indicato dalla Convenzione di Berna del 1986 come specie minacciata di estinzione.

 

 


Sita a breve distanza dal mare, ma separata da un'ampia fascia di spiaggia, la Riserva riunisce in pochi ettari, quaranta in tutto ed in gran parte occupati dal bacino d'evaporazione, diversi elementi vegetazionali: dalle specie delle zone dunali e retrodunali, a quelle delle zone umide, a quelle di macchia mediterranea.

Si tratta di un'area umida costiera, caratterizzata da acque salmastre ed interessata da una vegetazione molto specializzata, che necessita di terreni a specifica granulometria, salinità e periodi di sommersione, per mantenersi e svilupparsi.

Accanto alle specie alofile (als-alos, sale), la vicinanza con la spiaggia contribuisce introducendo alcune psammofile (psammos, sabbia), almeno nei primi metri e lungo il perimetro della Riserva.

All'interno dell'area protetta è possibile osservare la comunità alofila, nella sua forma più originale, percorrendo il sentiero che punta in direzione Nord, verso i capanni 1, 2 e 3, ma anche nelle strette prossimità delle altre sponde del pantano, delle sparse depressioni allagate e dei canali.

Tuttavia, non appena ci si allontana dalle rive del bacino e ci si inoltra lungo il sentiero che gli si svolge tutto intorno, s'inseriscono e subentrano gli elementi della macchia mediterranea, accompagnati da numerose entità di pascoli, di incolti e di coltivi. Spesso sono proprio queste ultime specie a dettare con la loro fioritura i colori del sito nell'arco dei dodici mesi. Da non trascurare come un ampio settore lungo il lato Ovest sia stato oggetto in passato di un massiccio rimboschimento a specie arboree estranee al territorio.

Un simile mosaico, costruito da 119 specie censite, si articola e dispone in modo molto preciso.

 

VEGETAZIONE PSAMMOFILA

L'esistenza di un substrato sabbioso, seppur rimaneggiato, all'interno della Riserva, ha consentito ad alcune specie tipiche delle dune e dei litorali sabbiosi di insediarsi.

La loro presenza si colloca per lo più in un'ampia area in zona di pre-riserva: è il caso del Fiordaliso delle spiagge (Centaurea sphaerocephala) che ha raggiunto un buon sviluppo, del Papavero delle sabbie (Glaucium flavum) e del Giglio marino (Pancratium maritimum).
Quest'ultimo, presente con sparsi individui, ha raggiunto posizioni più interne, portandosi in prossimità dei sentieri, talora affiancandosi a specie alofile.

 

VEGETAZIONE ALOFILA

Adagiata al confine tra la terra ed il mare, influenzata non tanto dall'ingresso di acque marine, allo stato attuale pressoché nullo, ma dalle precipitazioni, la salina ospita una limitata varietà di specie, ma molto abbondanti nella loro quantità.
Le piante alofile, o alofite, riescono a crescere in suoli dove le acque circolanti hanno un'alta concentrazione del sale cloruro di sodio (almeno pari o superiore all'1-2%). Ciò rende l'acqua di difficile assunzione, è come se il suolo fosse arido, tuttavia tali specie presentano modi diversi d'adattamento a questa condizione critica.

All'interno del pantano, soggetto ad un periodo di sommersione molto prolungato, ma non permanente nell'arco dei dodici mesi, ha assunto uno sviluppo notevole un fitto fragmiteto a Cannuccia di palude (Phragmites communis), che ben si adatta alle acque poco salmastre, frammisto a Tamarix.

In prossimità delle sponde, su terreni semi-sommersi, ma con tendenza a prosciugarsi, sviluppa l'associazione a Salicornia fruticosa (Arthrocnemum fruticosum), pianta perenne che dà forma ad una modesta fascia, cui subentra in continuità ed in posizione più arretrata l'associazione a Sueda marittima (Suaeda maritima), entità annuale che predilige i depositi di fanghiglia putrescente o i siti di accumulo di sostanza organica. Ad entrambe le specie, con fusto e foglie succulenti, si accompagna abbondante l'Atriplice portulacoides (Halimione portulacoides), pianta perenne dalle foglie glauche, e in misura minore la Statice virgata (Limoniun virgatum) dai piccoli fiori color lilla. I suoli più elevati sul livello delle acque e saltuariamente interessati da sommersione ospitano un'associazione più matura e ricca floristicamente, formata dai fusti legnosi dell'Enula viscosa e dell'Enula bacicci (Inula viscosa e Inula chritmoides), e dall'intreccio dei verdi, fitti e densi cespugli di Giunco pungente (Juncus acutus). Quest'ultimo è facile che si ritrovi anche nelle strette adiacenze di stazioni sommerse: avvallamenti, pozze e canali, dove comunque torna a dominare la perennante Cannuccia di palude (Phragmites communis).

Dietro il rapido oscillare delle canne si può intravedere un piccolo albero dalla corteccia scura, le foglie squamiformi e le infiorescenze rosa chiaro, è il Tamerice (Tamarix gallica) che insieme all'Acacia (Acacia longipholia) crea una spessa barriera che, ove possibile, si spinge fino all'estremo confine della Riserva.
La più evoluta tra le associazioni prettamente alofile è l'Inuletum, essendo l'aspetto di transizione fra la vegetazione alofila e la macchia costiera ad Olivastro e Carrubbo (Oleo-Ceratonion).

 

MACCHIA MEDITERRANEA

Inverni miti e piovosi ed estati calde e secche, sostengono una vegetazione fitta, sempreverde, arbustiva, di modesta altezza (1-3m), dalle radici profonde e fogliame resistente alla siccità. Le foglie piccole, persistenti e coriacee delle piante tipiche danno a questa vegetazione il nome di vegetazione sclerofilla (''a foglie dure''), che nel bacino del Mediterraneo prende il nome di macchia mediterranea.

La vegetazione potenziale è rappresentata dalla macchia a Mirto e Lentisco, presente sui suoli più o meno profondi derivanti da calcari miocenici. In stazioni semirupestri, la macchia a Mirto e Lentisco è sostituita dalla macchia ad Euforbia arborea ed Olivastro. Si tratta di un tipo di macchia marcatamente xerofilo (adattata a suoli aridi) che in alcuni casi, assume un significato di vegetazione secondaria, come in seguito alla degradazione di aspetti boschivi o nei processi di colonizzazione dei coltivi abbandonati.

Allo stato attuale, i primi elementi di macchia si inseriscono a comporre un mosaico con la preponderante vegetazione alofila e tutte le altre numerose specie che si susseguono nelle stagioni. Lungo il sentiero principale della Riserva, in corrispondenza di un tratto rilevato, sparsi e isolati crescono alcuni esemplari di Olivo (Olea europea var. sativa) e Olivastro (Olea europea var. sylvestris), Lentisco (Pistacia lentiscus) e Alloro (Laurus Nobilis), talvolta nascosti dal più diffuso Tamerice. Inoltrandosi lungo il cammino, tra i filari di Tamerice e gli intrecci dei Rovi (Rubus ulmifolius), fanno la loro comparsa specie di Euforbiaceae (Mercurialis annua e Euphorbia sp.) e si possono riconoscere non solo Olivi e Olivastri, ma anche l'Alaterno (Rhamnus alaternus), dalla corteccia rossastra e le foglie sempreverdi con margine bianco; il Mirto (Myrtus communis), un arbusto dalla corteccia rosea fortemente aromatico; il Lentisco, arbusto cespuglioso dalle foglie paripennate e l'Asparago pungente (Asparagus acutifolius), pianta perenne con cladodi rigidi, aghiformi e pungenti.

 

RIMBOSCHIMENTI

La zona di confine tra la Riserva ed il depuratore consortile dell'IAS ospita alcune specie non autoctone, introdotte in passato per vari scopi: ornamentale, per fissare dune sabbiose o per creare barriere frangivento.

Si tratta di entità arboree di varia provenienza: originarie del bacino mediterraneo, come il Pino d'Aleppo (Pinus halepensis), del bacino indo-pacifico, come la Casuarina (Casuarina equisetifolia), australiane come il Myrioporum (Myoporum tenuipholium) e l'Acacia (Acacia longipholia).

Eccezion fatta per l'Acacia, le altre tre specie sono concentrate, in modo denso ed esclusivo, nel settore Ovest della Riserva, per lo più frammiste a composite spinose, come la Scarlina (Galactites tomentosa), la Cardogna (Scolymus hispanicus) ed il Carciofo (Cynara cardunculus).



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Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo
via Castel Lentini, 143 - 96010 Priolo Gargallo (Sr)
tel:0931.735026 -fax: 0931.968605
e-mail: riserva.salinepriolo@lipu.it
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